Salvador parlando di sè “…non perchè Dalì è molto bravo, sono gli altri che sono pessimi”


Chiunque abbia visto il Teatro-Museo a Figueres (Spagna), non pensi di trovare qualche somiglianza (se non per l’allestimento della sala Mae West) con la mostra presentata a Milano presso Palazzo Reale, Salvador Dalì Il sogno si avvicina; l’esposizione non è nè una retrospettiva nè un’antologia del grande pittore, bensì è a tema ben specifico. Il progetto di riportare il genio Dalì, dopo 50 anni, a Milano è durato un anno, con la “presunzione” da parte degli organizzatori, di realizzare un’esposizione così come lo stesso pittore, se ancora in vita, avrebbe immaginato di realizzare.

Terminerà il 30 gennaio l’allestimento dedicato all’approfondimento del rapporto tra l’artista spagnolo e il tema del paesaggio; è un aspetto poco conosciuto dal grande pubblico, che offre però spunti di riflessione sul legame di Dalì con la pittura rinascimentale italiana, il surrealismo e la metafisica, processo che porta il pittore dal caos dell’inconscio al silenzio. Incontriamo qui un Dalì “diverso”: mistico, religioso e spirituale. Cinque sono le stanze realizzate per rappresentare questo disegno; la prima è dedicata alla Memoria, dove vengono accostate opere che illustrano il rapporto tra l’artista e il passato (La Venere di Milo con tiretti) o tele dedicate a Velaquez; nella stanza del Male viene affrontato il tema legato alla guerra. La Stanza dell’immaginario contiene opere legate al periodo surrealista, dove domina il tema dell’inconscio, dell’introspezione e della ricerca di sè, mentre nella Stanza dei Desideri, l’immaginario prenderà forma con la celebre ricostruzione della Stanza di Mae West (realizzata in collaborazione con l’architetto Oscar Tusquets Blanca). Seguono la Stanza del Silenzio, dove il paesaggio trionfa mentre la figura del pittore scompare, e la Stanza del Vuoto, dove la pittura di caos si trasforma in pittura del silenzio. La parte conclusiva del percorso è una sintesi, dove si documenta il rapporto tra Dalì e Walt Disney. Ogni sezione è accompagnata da documentazioni dove Dalì, attraverso video e interviste, racconta il suo rapporto con i luoghi e paesaggi a lui più cari (Figueres, Cadaques, Portlligat, l’Italia e l’amata Parigi).

Salvador Dalì fu pittore, scultore, scrittore, cineasta e designer…cosa avrebbe realizzato fosse stato anche fotografo?🙂

Guarda il Video mostra


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